Autostrade, lo Stato regala altri 2,4 miliardi ai Benetton: altra figura di “emme” per Conte, Toninelli e i grillini


Di Filippo Burla – Roma, 31 mag – Ci sono voluti quasi tre anni da quel 14 agosto, data del crollo del Ponte Morandi. Alla fine, dopo un lunghissimo tira e molla, Autostrade per l’Italia tornerà in mani statali. Scordiamoci però la famiglia Benetton “presa a schiaffi”, come annunciava tronfio Alessandro Di Battista. E scordiamoci pure Giuseppe Conte e il suo “Non è lo Stato che deve soldi ai Benetton, ma viceversa”. Che la vicenda non si sarebbe conclusa con la revoca (strada di per sé assolutamente percorribile) era già chiaro sin dal precedente governo. Il nuovo esecutivo ha solo ereditato – senza la benché minima intenzione di modificare l’impianto – gli incartamenti di una trattativa già in stato avanzato. E che si concluderà con un ricco assegno per la famiglia di Ponzano Veneto.

Oggi l’assemblea di Atlantia per la cessione di Autostrade

Tutto come da pronostico. Oggi è prevista l’assemblea di Atlantia, la capogruppo che detiene l’88,06% di Autostrade, con i soci chiamati a dare il via libera alla cessione a Cassa Depositi e Prestiti, che entrerà nel capitale della società insieme ai fondi Blackstone e Macquarie. Improbabili colpi di scena dell’ultimo minuto: i Benetton (tramite Sintonia) controllano il 30,25% dei voti e, insieme ad altri investitori istituzionali orientati a esprimere voto favorevole, la maggioranza dovrebbe essere blindata.

Notevole la posta in palio. Dopo la limatura al rialzo rispetto ai 9,1 miliardi messi sul piatto a marzo, il valore dell’offerta è salito a 9,3 miliardi. Una massa di liquidità non indifferente, capace di risollevare le sorti di Atlantia dopo un lungo periodo di incertezza.

Per quanto riguarda invece le tempistiche, nei primi giorni di giugno si terrò il consiglio di amministrazione della holding. In questa sede sarà definito il cronoprogramma della cessione, che si concluderà al più tardi entro i primi mesi dell’anno prossimo.

Per i Benetton un assegno da 2,4 miliardi

Si chiude così la più che ventennale esperienza dei Benetton al comando di Autostrade. Parliamo della più grande società concessionaria, che da sola controlla oltre il 40% della rete nazionale delle grandi arterie di comunicazione viaria.

Dal servizio in monopolio è stata ricavata una vera e propria gallina dalle uova d’oro, capace di arrivare a margini di guadagno pari ad un quarto del fatturato. Per la gioia degli azionisti, che si mettevano in tasca dividendi che arrivavano all’80% dell’utileNel lustro 2013-2017, ad esempio, sono state staccate cedole per 3,8 miliardi. Decisamente inferiore, invece, la spesa per le manutenzioni, pari nello stesso periodo a 2,1 miliardi: “le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo meno facevamo… cosi distribuiamo più utili… e Gilberto e tutta la famiglia erano contenti” disse, intercettato, Gianni Mion, braccio destro dei Benetton allora a capo di Edizione, la cassaforte di famiglia.

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La tragedia del Morandi, insomma, non è stata una fatalità ma il risultato di una gestione orientata a succhiare più sangue possibile da Autostrade. Atteggiamento voluto e doloso, cifra della (in)capacità della gestione privata che adesso, dopo aver fatto strame di un immenso patrimonio pubblico, se ne va con una buonuscita miliardaria. Sulla quale i Benetton metteranno le mani girandosi una stecca da (almeno) 2,4 miliardi. Fanno 55 milioni per ogni morto del crollo del viadotto Polcevera.

Filippo Burla

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