AstraZeneca, la conferma ufficiale dell’Ema: “C’è nesso con le trombosi. Ma benefici maggiori”. Triste consolazione


Da Il Tempo – Èarrivato il nuovo pronunciamento dell’Ema sul vaccino AstraZeneca. L’agenzia europea dei medicinali ha confermato che il rapporto beneficio-rischio complessivo rimane positivo e che gli insoliti coaguli di sangue con piastrine basse dovrebbero essere elencati come effetti collaterali molto rari di Vaxzevria, il nuovo nome del vaccino prodotto dall’azienda anglo-svedese. Nel raggiungere questa sua conclusione, il comitato per la sicurezza dell’EMA ha preso in considerazione tutte le prove attualmente disponibili, compreso il parere di un gruppo di esperti ad hoc.

L’Ema ricorda che “le persone che ricevono il vaccino devono essere consapevoli della possibilità di casi molto rari di coaguli di sangue combinati con bassi livelli di piastrine nel sangue che si verificano entro due settimane dalla vaccinazione. Finora, la maggior parte dei casi riportati si sono verificati in donne sotto i 60 anni di età entro due settimane dalla vaccinazione. Sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici non sono stati confermati. Le persone che hanno ricevuto il vaccino dovrebbero cercare immediatamente assistenza medica se sviluppano i sintomi di questa combinazione di coaguli di sangue e piastrine basse”.

Il PRAC ha notato che i coaguli di sangue si sono verificati nelle vene del cervello (trombosi del seno venoso cerebrale) e dell’addome (trombosi della vena splancnica) e nelle arterie, insieme a bassi livelli di piastrine nel sangue e talvolta sanguinamento. La combinazione riportata di coaguli di sangue e piastrine basse è però “molto rara, e i benefici complessivi del vaccino nella prevenzione della COVID-19 superano i rischi di effetti collaterali”. L’Ema conclude citando i dati: “Al 4 aprile 2021, un totale di 169 casi di trombosi cerebrali e 53 casi di trombosi venosa sono stati segnalati a EudraVigilance. Circa 34 milioni di persone erano state vaccinate nel SEE e nel Regno Unito entro questa data. I dati più recenti non cambiano le raccomandazioni del PRAC”. Quindi 222 casi su 34 milioni di persone, per un’incidenza dello 0,000652941176%.

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