Assalto all’Italia, i “trafficanti” di Open Arms mettono in mare un’altra nave: ma la pacchia sta per finire


da Il Giornale – Un’altra nave si prepara a toccare le coste italiane con il suo carico di migranti. Quest’oggi da Barcellona è salpata per il primo viaggio Open Arms Uno, che la ong omonima ha eletto come sua ammiraglia. La nave raggiungerà nelle prossime ore il Mediterraneo centrale e nelle prossime settimane farà molto presumibilmente la sua prima richiesta al nostro Paese.

La sua attività andrà ad aggiungersi a quella delle altre navi delle ong, che nei giorni scorsi hanno preteso il porto dall’Italia nonostante il nostro Paese fosse al collasso nella gestione dei migranti giunti autonomamente a Lampedusa e negli altri punti di toccata del sud Italia. Si prospettano carici di lavoro supplementari per l’Italia nelle prossime settimane, durante le quali sono già previsti nuovi arrivi per il miglioramento delle condizioni del mare attorno a Lampedusa e nel tratto percorso dai barconi e dai barchini.

Il “metodo” delle Ong: come nasce il pressing che fa crescere gli sbarchi

“Nei prossimi giorni raggiungerà la più grande fossa comune del pianeta, un tratto di mare in cui è già operativa la nostra barca a vela Astral, in missione di sorveglianza, assistenza e denuncia”, ha dichiarato la ong. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) nell’ultimo mese più di 15.000 persone sono state localizzate alla deriva in quel tratto di mare.

La maggior parte di queste sono arrivate, poi, in Italia, principalmente a bordo delle navi ong. La Open arms adesso opera nel Mediterraneo con due navi che, come dichiara la ong, “ci permetteranno di adempiere al nostro impegno: proteggere la vita delle persone in condizioni di vulnerabilità e rispettare l’obbligo di qualsiasi imbarcazione o persona che si trovi di fronte a vite in pericolo in mare: non lasciare alcuna vita alla deriva. Ciò è previsto dal diritto marittimo internazionale e dalle convenzioni internazionali”.

La nuova imbarcazione diventa una delle più grandi operanti nel Mediterraneo, con una capacità di carico di 350 persone che può essere estesa fino a un massimo di 1.000. A bordo ci saranno anche oltre persone di equipaggio e un ospedale con 26 posti letto, 2 dei quali sono abilitati a terapia intensiva. Una nave abile a spostarsi su un ampio raggio, capace anche di raggiungere coste diverse da quelle italiane. La Open Arms Uno, costruita in Norvegia nel 2000, è stata prestata dal presidente dell’Organizzazione Solidaire, il pilota e filantropo argentino Enrique Pineyro, che ha collaborato con Open Arms per più di un anno nella realizzazione di voli umanitari per affrontare le crisi umanitarie in India, Mozambico, Ucraina, Afghanistan.

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