Antirazzismo, siamo alla patologia mentale: pure gli scacchi sono razzisti perché “il bianco muove per primo”


(RaiNews) – Tutto è nato da un ‘tweet’ di John Adams, un economista che nel 2015 è stato portavoce della federazione australiana degli scacchi che la settimana scorsa ha rivelato di essere stato contattato dall’ABC di Sydney che gli chiedeva un commento sulla controversia razziale negli scacchi: “Ho appena ricevuto una telefonata da un produttore della ABC Sydney in cerca di un commento sul gioco degli scacchi! L’ABC si è fatta l’idea che gli scacchi siano RAZZISTI, dato che il bianco muove sempre per primo”, ha scritto Adams su Twitter dopo aver respinto la richiesta, scatenando un dibattito online.

La polemica è giunta all’orecchio di Anatoly Karpov, leggenda prima sovietica e poi russa degli scacchi, che ha definito il dibattito sul razzismo nel gioco una follia totale che non ha nulla a che fare con gli scacchi: “È iniziato un periodo di follia totale”, ha detto l’ex campione del mondo, “Cosa c’entra (il razzismo) con questo gioco secolare?” Sula questione è intervenuto anche l’altro grande campione russo Garry Kasparov, avversario di Karpov in epiche partite e negli ultimi anni anche voce dell’opposizione democratica a Putin in esilio volontario a New York, che in un recente intervento su Twitter ha ironicamente suggerito alla ABC australiana, invece di sprecare il denaro dei contribuenti con il “giornalismo d’inchiesta” sul razzismo insito negli scacchi, di giocare a Go, il millenario gioco cinese di strategia in cui è la pedina nera a muovere per prima.

L’idea che la prima mossa del bianco abbia una connotazione razzista non è nuova. L’anno scorso, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale, due giovani campioni di scacchi, il campione del mondo norvegese Magnus Carlsen e l’olandese Anish Giri, pubblicarono il video di una partita iniziata con la mossa del nero: “Abbiamo infranto una regola degli scacchi oggi, per cambiare le menti domani.”

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