Ancona, Tony Taffo racconta il suo inferno: “Non posso più deglutire. Dopo il vaccino vado avanti a pappette”


Da Il Paragone – Tony Taffo, 48 anni, di Osimo in provincia di Ancona, è un’altra delle tante, tantissima (troppe) persone che hanno subito gravi effetti avversi dopo il vaccino anti Covid. È un altro degli invisibili, quelli abbandonati dal Sistema dopo il danno. Lo ha incontrato La Verità, a cui ha raccontato la sua tragedia: “Immaginate di essere sani, perfettamente normali, felici. Di avere un lavoro, un cane, una vita tranquilla.

Poi all’improvviso vi svegliate e nessuna parte del vostro corpo risponde più al vostro comando. Non riuscite neanche a deglutire. E così perdete tutto, fino ad avere una invalidità riconosciuta al 75%. Ecco, questa è la mia storia”. Tony Taffo ora dimostra più dei suoi 48 anni, è magro, molto magro. “Ho perso oltre 15 chili, e con quei chili è andato via anche il mio sorriso.

Nel momento peggiore ne pesavo solo 59, ero uno scheletro, mi volevano ricoverare per denutrizione. Omogeneizzati, pappette per neonati. Questo è quello che mangio, o meglio che riesco a mangiare, da luglio dell’anno scorso. Dopo 3 giorni dal vaccino ho iniziato ad avere problemi a deglutire, finché una notte mi sono soffocato con la mia stessa saliva, da li è iniziato l’inferno”.

Tony Taffo ha iniziato a nutrirsi solo con cibi frullati, quelli che mangia tutt’ora. Ha sviluppato anche una broncopatia cronica, è stato ricoverato due volte, i medici gli hanno fatto tutti gli esami possibili, ma sono riusciti solo a evidenziare una disfunzione motoria della deglutizione, senza però dargli una cura o una terapia. “Mi è stato detto che il danno potrebbe essere permanente.

In questi 13 mesi ho perso i capelli, spesso mi si riempiva la bocca di sangue. Da dicembre non ho più la sensibilità della lingua e non sento più i sapori”. Perdendo le forze, ha perso anche il lavoro, prima faceva il giardiniere. “Mi conoscevano tutti perché mi piaceva scherzare con i vecchietti in strada, al bar, ero un po’ un burlone, ora vivo come un recluso in casa perché mi mancano le forze anche per fare le scale”.

Conclude Tony Taffo: “Non mi riconosco più, prima del vaccino avevo dei sogni, mi dovevo trasferire a Bergamo, immaginavo una famiglia. Tutto questo mi è stato strappato via, lasciandomi nella disperazione più totale”. Con la perdita del lavoro, Tony non è riuscito più a pagare l’affitto, per fortuna l’intervento del Comune ha bloccato lo sfratto. “Ho rischiato anche di rimanere senza casa, adesso sopravvivo grazie alla pensione di invalidità. Passa il tempo, speri di migliorare, ma non è così, e cerchi da qualche parte la forza di continuare a vivere”.

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