Altro che “problemi psichici”, l’accoltellatore somalo di Würzburg ha parlato di “jihad personale”


Di Cristina Gauri – Roma, 29 giu —  Proseguono le indagini relative all’attentato che è costato la vita a tre persone a Würzburg, in Baviera. Nel pomeriggio di venerdì scorso un 24enne somalo arrivato in Germania come richiedente asilo nel maggio 2015, ha ucciso tre donne aggredendole con un coltello e ha ferito gravemente almeno altre sei persone. Prima che un agente gli sparasse alle gambe per poterlo arrestare, l’africano aveva rischiato il linciaggio da parte della folla inferocita.

Würzburg, non si esclude il movente islamista

Ludwig Waldiger, portavoce dell’Anticrimine del Land, che si occupa adesso dell’inchiesta ha indicato il movente islamista come causa «molto probabile» dell’attacco. Tuttavia «anche il fattore psichico ha un peso rilevante nelle indagini». Il giovane, agli arresti, «ha parlato di ‘jihad personale’ subito dopo aver commesso il fatto, nel letto dell’ospedale, in cui era stato ricoverato a causa delle ferite riportate a una gamba, per l’intervento della polizia sul posto». Per gli inquirenti, potrebbe trattarsi di un cane sciolto.

Aveva già avuto problemi con la giustizia

Il ministro dell’Interno bavarese, Joachim Herrmann, aveva dichiarato sabato in conferenza stampa che vi sarebbero «gli indizi di una possibile radicalizzazione verso l’islamismo» ma anche di possibili problemi psichiatrici. Dall’inizio dell’anno, in due occasioni, l’indagato ha infatti avuto anche guai con la giustizia, che ne aveva disposto l’internamento provvisorio in un ospedale psichiatrico. Il somalo, che viveva in un rifugio per senzatetto, ha gridato «Allah Akbar» durante l’attacco. Lo riferiscono alcuni testimoni. Gli investigatori hanno affermato di non poter confermare se materiale di propaganda dell’Isis fosse stato trovato a casa dell’aggressore, secondo quanto riportato dai media. In corso anche l’analisi di due cellulari.

Cristina Gauri

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