Alla faccia dell’anticasta, i “trombati” del M5S battono cassa: “3mila euro al mese sono troppo pochi”


da Il Giornale – Non hanno ancora cominciato a lavorare ufficialmente nei gruppi del M5s in Parlamento, ma già si lamentano e sono pronti a chiedere l’aumento. Nella falange contiana dei Cinque Stelle si vedono le prime crepe, gli ex dipendenti dei grillini di Camera e Senato e gli attuali parlamentari manifestano malumori e denunciano le presunte pretese dei big pronti a prendere servizio negli staff pentastellati di Montecitorio e Palazzo Madama.

Sotto accusa i pezzi da novanta Paola Taverna e Vito Crimi, ripescati da Giuseppe Conte a 70mila euro lordi all’anno, circa 3mila euro al mese. Ma si parla anche di doglianze da parte degli altri ex in procinto di rientrare nel Palazzo. Dall’ex ministra Fabiana Dadone all’ex tesoriere del gruppo alla Camera Claudio Cominardi.

Risarciti e già delusi. «Ma ti pare che si accontentano di 3mila euro al mese? Già per loro è un’umiliazione passare da parlamentari ad assistenti parlamentari, a breve chiederanno più soldi», dice al Giornale un ex dipendente del gruppo al quale non è stato rinnovato il contratto. Borbottano, ancora a bassa voce e a mezza bocca, i deputati e i senatori eletti in questa legislatura.
La spia del malessere sono i pochissimi versamenti arrivati a novembre nelle casse del Movimento. Riluttanti pure gli ex non riassunti, che però dovranno versare al partito di Conte la bellezza dell’80% dell’assegno di fine mandato. Questo prevedono le nuove regole delle restituzioni, ancora bloccate dai veti dell’ortodossa Virginia Raggi, componente del Comitato di Garanzia.

La paura, dunque, è che i parlamentari diventino il bancomat utile a soddisfare le richieste incombenti delle vecchie celebrità grilline, costrette a riciclarsi come consulenti dei gruppi parlamentari a 3mila euro al mese. Uno stipendio di tutto rispetto, ma comunque un altro pianeta rispetto ai compensi, alle indennità e ai benefit percepiti ai tempi degli incarichi di vertice in Parlamento e al governo. E infatti c’è chi fa notare che «Taverna era vicepresidente del Senato, Crimi è stato sottosegretario e viceministro, è ovvio che chiederanno più soldi a Conte». Forse speculazioni, maldicenze. Sicuramente si tratta di voci che sono il termometro di un Movimento che vive una fase di pace solo apparente. Come spesso è accaduto nella storia dei Cinque Stelle – il partito ispirato ai valori «francescani» della povertà – i nuovi litigi potrebbero ruotare tutti intorno ai soldi. Gli eletti vorrebbero più libertà sulla destinazione dei loro bonifici, gli ex parlamentari confidano in un tesoretto in grado di farli crescere economicamente.

Si perché i deputati e i senatori che hanno conquistato un seggio alle elezioni politiche sono più di quelli che erano stati previsti dai vertici e verseranno di più al M5s, inoltre il partito guidato da Conte si avvarrà dei contributi del 2×1000 a partire dal 2023. L’avvocato di Volturara Appula, a questo punto, deve decidere come gestire il denaro che arriverà in cassa, in attesa che tutti regolarizzino la loro posizione per quanto riguarda le donazioni al Movimento. Il leader grillino potrà accontentare le richieste degli ex per i quali c’è già un accordo di lavoro nei gruppi oppure scegliere di dare un contentino anche agli altri esclusi che bussano alla sua porta. Tenendo sempre presente che bisognerà pagare il contratto di consulenza stipulato con Beppe Grillo: 300mila euro all’anno.

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