Alessandro Sallusti: “Sy non è un italiano, ma un senegalese che ha ottenuto aiuto e fiducia per poi tradirci”




Di Alessandro Sallusti – Non ci stanno, non c’è verso neppure di fronte a una tentata strage di cinquanta ragazzi. Per la sinistra, soprattutto quella salottiera, gli immigrati non possono delinquere e se lo fanno in modo plateale diventano «italiani». Così Ousseynou Sy, l’immigrato che ha tentato di bruciare il bus che gli era stato affidato con dentro il suo carico umano, non è un senegalese con cittadinanza italiana ma un italiano casualmente nato altrove, pensando in questo modo di eludere il problema. Se Sy è un «italiano» il caso è chiuso, va archiviato come banale episodio di cronaca nera, per di più a lieto fine e quindi, come ha sostenuto in tv l’ex ministra del Pd Livia Turco «pure da comprendere». È già tanto che non provino ma ci siamo vicini – a ribaltare la realtà e sostenere che un italiano, Ousseynou Sy, ha provato ad abbrustolire figli di immigrati (quali erano la maggior parte dei giovani passeggeri).


Sì, è vero: Sy ha ottenuto (purtroppo) la cittadinanza italiana e già questo dovrebbe essere un problema su cui riflettere. Ma manteniamo i distinguo tra «nazionalità» e «cittadinanza» che non sono per nulla sinonimi. La nazionalità infatti definisce l’appartenenza a una comunità per storia, tradizione, religione, cultura e lingua mentre la cittadinanza è la condizione giuridica di una persona alla quale lo Stato riconosce la pienezza dei diritti giuridici e civili attivi e passivi. Tanto è vero che chiunque può avere doppie o anche triple cittadinanze ma una sola nazionalità che il più delle volte coincide con il luogo di nascita o di origine della famiglia e che semmai può cambiare solo con il passare delle generazioni, come è successo agli immigrati italiani in America nel secolo scorso.

Ousseynou Sy quindi non è un «italiano» ma un senegalese che ci ha chiesto e ottenuto aiuto e fiducia per poi tradirci. Ma al netto di dispute e verità linguistiche il problema resta la sostanza: un immigrato qualsiasi sia la sua cittadinanza (anche i terroristi islamici che hanno fatto stragi in Francia avevano quella francese) ha tentato di dare fuoco a cinquanta ragazzi per motivi legati alla gestione dell’immigrazione. E non è bello che partiti e intellettuali dei miei stivali gli offrano una copertura politica ed umanitaria che non si merita. Chi dice, di fronte a tanto orrore, «meglio lui di Salvini» è un criminale che gioca con le parole, pratica a volte più pericolosa dell’uso delle armi.

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