Alessandro, in carcere per essersi difeso da uno spacciatore tunisino. Per la toga rossa doveva lasciarsi ammazzare





Da Il Giorno – C’è un elemento che pesa come un macigno nei confronti di Alessandro Patelli, e lo ha sottolineato il gip Maria Beatrice Parati nelle sue nove pagine in cui motiva la convalida dell’arresto del ragazzo e la conferma del carcere. In nessun momento il 19enne ha provato a chiedere aiuto e tanto meno ha cercato di fuggire verso…

Lo ha sottolineato il gip, tal Maria Beatrice Parati, nelle sue nove pagine in cui motiva la convalida dell’arresto del ragazzo e la totalmente insensata conferma del carcere per l’omicidio di uno spacciatore, il tunisino di 34 anni, Marwen Tayari: “in nessun momento – scrive il gip – il 19enne ha provato a chiedere aiuto e tanto meno ha cercato di fuggire verso la propria abitazione. Senza dimenticare che era sulla porta di casa, e a poca distanza c’è la caserma della stazione dei carabinieri, in fondo a via Novelli”.

Ma infatti, vai dai carabinieri a dire che lo spacciatore pieno di precedenti che da anni vive in Italia coi sussidi ti molesta. Non solo questi magistrati non espellono i teppisti nordafricani, non solo perseguitano i ragazzini che si difendono, ma ci prendono anche per il culo. Non noi, Maria.

Secondo il giudice, queste circostanze avrebbero consentito all’indagato di “sottrarsi all’asserita aggressione da parte della vittima, il tunisino Marwen Tayari”.

Il difensore del ragazzo, Enrico Pelillo, dopo l’interrogatorio di convalida ha detto che il suo assistitito aveva paura, ma per il pm, Paolo Mandurino, c’è la convinzione che abbia agito per “rivalsa”.

La contestazione è omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Con le nuove regole introdotte nell’ordinamento, non c’è spazio per un processo con rito abbreviato che avrebbe garantito uno sconto di pena di un terzo. Si va verso il dibattimento. Nelle motivazioni il gip dice che l’azione del Patelli risulta all’evidente sproporzionata: “l’indagato ha attinto con sei coltellate, tutte in punte vitali (come ha confermato l’autopsia: letale quella al cuore)” lo spacciatore.

“Le modalità di azione e i punti attinti appaiono indicativi della volontarietà che ha sorretto l’azione posta in essere dall’indagato”. Per il tribunale il primo diverbio, che ha portato al successivo alterco e all’accoltellamento appare di tale lievità e sproporzione rispetto alla gravità del fatto.

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