Adesso è ufficiale, la manovra di PD e M5S è una stangata sulle tasche degli italiani: più tasse per 6,1 miliardi


 – Lo hanno smentito ogni santo giorno fino a oggi. Quando si sono dovuti arrendere ai freddi numeri. Ora è ufficiale: nella manovra si nasconde la più classica delle stangate. Firmata dal governo giallorosso, uno dei più assistenzialisti di sempre. Il ddl di bilancio in discussione in Parlamento dopo l’ok in Cdm vale 34,8 miliardi di euro, di cui 20,1 in deficit. Ma la cifra che spaventa sul serio è un’altra. 6,1 miliardi: è il valore delle nuove tasse introdotte dal premier Conte e dall’Armata Brancaleone dem-pentastellata.

Nel dettaglio, il ddl prevede interventi così suddivisi: maggiori spese correnti per 6,2 miliardi di euro, cui si aggiungono le spese in conto capitale per altri 4,1 miliardi. Pesante il conto delle minori entrate, che contribuiscono sul totale della manovra per altri 24,5 miliardi. Il totale della manovra, dunque, arriva a 34,8 miliardi di euro, finanziata per 5,9 miliardi da maggiori entrate tributarie ed extratributarie, altri 7,2 miliardi dalle minori spese correnti e 1,6 miliardi dalle minori spese in conto capitale per un totale di 14,7 miliardi di euro. Tutto il resto, 20,1 miliardi, non ha coperture e sarà finanziato in deficit. Un peso scaricato tutto sulla collettività e sulle future generazioni.

Ma il fardello più pesante riguarda certamente l’ammontare dei nuovi balzelli, pari a 6,1 miliardi di euro. Il dossier diffuso dai servizi Bilancio di Camera e Senato svela che tra le maggiori entrate “si segnalano in particolare quelle tributarie relative all’introduzione dell’imposta sul consumo dei manufatti in plastica monouso (Macsi), stimate per circa 1,1 miliardi di euro nell’anno 2020“. Altro non è che la plastic tax, la tassa sugli imballaggi voluta dai 5 Stelle che tanto ha fatto indignare, oltre alle opposizioni, Matteo Renzi e il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, visto che è proprio nella sua Regione che opera il principale distretto italiano degli imballaggi. Tra le altre misure spicca l’abrogazione della flat tax per i redditi delle persone fisiche oltre i 65mila euro (per un totale, tutto sommato risibile, di circa 155 milioni di euro) oltre al differimento della deducibilità, a fini Ires e Irap, per circa 1,3 miliardi.

Se sul testo della manovra si sono registrate spaccature profonde nella maggioranza, figuriamoci ora che il ddl di bilancio è sbarcato in Parlamento. Alla Camera e in Senato, il governo è atteso da un vero e proprio Vietnam. Infatti, entrambe le commissioni Bilancio di Montecitorio e Palazzo Madama sono presiedute da due esponenti della Lega: Alberto Bagnai e Claudio Borghi. C’è da scommettere che le opposizioni faranno di tutto per complicare la vita ai giallorossi. Nel frattempo, la tabella di marcia per la discussione della manovra è già stata tracciata. Come riporta il Corriere della Sera, si comincerà dalle audizioni.

La prima, lunedì, con Abi (banche), sindacati, commercialisti, associazioni delle imprese, dei comuni delle regioni e delle province, Corte dei Conti, Istat e Cnel. La seconda, invece, Banca d’Italia, Ufficio parlamentare di Bilancio e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Già fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, sabato 16 novembre. Tempi abbastanza contingentati in modo da terminare la prima lettura a inizio dicembre e poi inviare il testo alla Camera, dove i vari partiti proveranno ad approvare le modifiche più importanti. Nel mirino, in particolare, le tre tasse a cui hanno dichiarato guerra Renzi e centrodestra: plastic tax e i balzelli su bevande zuccherate e auto aziendali. Dopo di che il testo passerà in Senato per la terza ed ultima lettura. Probabile il ricorso al voto di fiducia per “ammazzare” gli emendamenti delle opposizioni, sicuro il voto entro il 31 dicembre (altrimenti scatta l’esercizio provvisorio).

Le tasse si possono togliere, a patto – avverte il ministro dell’Economia Gualtieri – di trovare le coperture (1,5-2 miliardi di euro). Nello specifico, la plastic tax vale 1,1 miliardi nel 2020 e 1,8 nel 2021. La sugar tax 233 milioni l’anno prossimo e 262 quello successivo, e la tassa sulle auto aziendali vale più di 300 milioni l’anno. Renzi, per abrogarle, vorrebbe cancellare quota 100. Impossibile, secondo Luigi Di Maio. La battaglia è appena iniziata.

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