Accordo tra Forze Armate maltesi e Marina libica per riportare i barconi in Libia. Conte prenda esempio da Malta!




La notizia è di quelle clamorose: Malta infatti avrebbe negoziato un accordo segreto con la Libia. Obiettivo, stabilire un coordinamento tra le forze armate maltesi (le Afm, che includono la Marina) e la guardia costiera libica, la quale intercetterebbe i barconi dei migranti su indicazione dell’Afm prima dell’ingresso nelle acque maltesi. Obiettivo: riportare gli immigrati in Libia, in barba alle regole. La notizia è stata rilanciata da Sunday Times of Malta. A denunciare l’intesa, anche la ong Alarm Phone, che su Twitter parla di un patto che “impedisce alle persone di fuggire da una zona di guerra e viola le convenzioni internazionali per i diritti umani”.

Ma non solo. Il sito del Sunday Times of Malta pubblica anche la fotografia di un incontro tra il colonnello maltese Clinton O’Neil, capo delle operazioni e dell’intelligence Afm, ed il vicepremier libico Ahmed Maiteeq, summit che sarebbe stato organizzato dall’ambasciatore di Malta a Tripoli. Nello scatto, in primo piano, si vede Neville Gafà, membro del gabinetto del primo ministro maltese e accusato di corruzione in diversi ambiti.

Stando a quanto riportato sempre dal Sunday Times of Malta, Gafà si sarebbe accreditato come “inviato speciale del premier Joseph Muscat” nel corso dei vertici con il governo libico. E ancora, nel 2018 fu costretto ad ammettere di avere avuto un faccia a faccia con Hajthem Tajouri, leader di una milizia che gestisce un campo privato di detenzione ed il racket delle estorsioni.

Stando alle rivelazioni, confermate da quelle che vengono descritte come fonti di alto livello del governo, i contatti tra La Valletta e Tripoli sarebbero iniziati lo scorso anno: “Ora abbiamo raggiunto un accordo che possiamo chiamare di comprensione con i libici – ha detto la fonte -. Quando c’è un battello che si dirige verso le nostre acque, la Afm si coordina con i libici che li prende e li riporta in Libia prima che entrino nelle nostre acque e diventino di nostra responsabilità”.

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